martedì 25 dicembre 2018

La palla delle ali a tutta fascia e altre scemenze tattiche


Claudio Sala - Wikipedia


O in squadra hai figo, giggs o beckam o meglio cambiare modulo tattico.
Oggi all'ala chiedono il cosiddetto sacrificio tattico. gli fanno fare tutta la fascia. cazzate. se ne hai uno buono tienilo lassù a fare i cross a dribblare a tirare in porta, a ubriacare i lenti e impacciati difensori di fascia che a loro volta sono centrali adattati o peggio ancora medianastri spostati in fascia. l'ala è un ruolo squisito e raro che i tecnici italiani, ormai da decenni senza un briciolo di idea nuova, ripropongono in maniera blasfema e iconoclasta, nel nome dell'equilibrio tattico. altra cazzata. se hai l'ala buona, quella vera, l'equilibrio se lo devono cercare gli altri, quelli che ci giocano contro, non te. e quando fai la formazione al prescelto gli devi dire: se torni sotto la metà campo ti cambio. non ti premio, ti cambio. oggi alle ali di nascita fanno fare i finti centravanti quando va bene, altrimenti sono terzini d'attacco. mamma mia. i nostri tecnici poveretti oggi giocano con una punta. sono sparite le seconde punte. sono diventate degli appestati che nessuno vuole. in nome dell'equilibrio. e ci risiamo. facciamo un po' di nomi. salah del liverpul, aletta guizzante diventa la punta di una squadra senza centravanti, santon che può fare solo il centrale fa il tezino di fascia, marcello del real che è un'ala idem, cancello dell'inter (perchè è dei gobbi solo per questioni economiche) è una splendida ala destra di razza costretto dai suoi allenatori a fare il terzino (con drammatiche conseguenze), perisic fa tutta la fascia quando dovrebbe fare solo la sua metacampo e crossare e tirare. candreva è un'ala pura ma lo cambiano perché dopo un po' si rompe i coglioni a tornare a marcare. ma ha la mia totale comprensione. lui ha le stigmate dell'ala d'antan, meno forte di caludiosala e in seconda battuta causio e conti, ma un'ala di quello stile lì. la pasta è quella. non gioca quasi mai. i tecnici italiani sono fermi nella loro evoluzione, non propongono, stanno sulle loro posizioni e cercano di capire gli altri in giro per il mondo senza accorgersi che nel frattempo gli altri cercano di capire se stessi. basta guardare chi sono e cosa fanno oggi gli allenatori. il madrid non capisce perché per vincere ha dovuto prendere zinedinzidan che tutto è meno che un allenatore, il psg lasciamo stare, il bayern per paura di cambiare e di innovare è diventato villa serena, il manchester U prende il vate murigno e non cava un ragno da un buco perché lui chiede giocatori di ruolo e gli comprano gli ibridi, quell'altro manchester ti fa venire il latte ai coglioni a guardarlo con guardiola che ha ibridato tutto e tutti e non c'è più un ruolo riconoscibile e un giocatore riconoscibile in nome del super ego suo. scenari inquietanti per il nostro calcio che per diventare di nuovo bellissimo ha bisogno prima di tutto di riconoscere i ruoli e gli interpreti a cominciare dagli allenatori che con sto cazzo di possesso palla danno l'idea di far passare il tempo nell'attesa di una botta di coraggio che li porti a schierare le loro squadre così: portiere, libero e marcatore, due terzini e guai se passano la metà campo in sù, una sola ala, una non due, e guai a te se rientri sotto la metà campo, una punta e una seconda punta per i gol, e il resto centrocampisti di botta e di corsa. all'assist ci penserà l'ala.

zamoranononfaceval'ala

martedì 12 giugno 2018

El Mundial del pueblo


Speriamo che vincano i poveri. che vincano i popoli. che le nazioni sappiano dare quello che il fainancialferplei toglie al calcio. speriamo che contino grinta e orgoglio e che se ne vada affanculo la corsa e la potenza. speriamo che le grandi storie che stanno dietro a sconosciuti sudamericani prevalgano sulle performance milionarie. speriamo che la lentezza dei gesti tecnici vinca sulle scriminature tutte uguali, che qualche pancetta si riveda e qualche culo basso faccia un gol alla ghermuller. speriamo. è un'occasione di riscatto per il pallone che così com'è ha rotto i coglioni. e non parlo di procuratori, e di vacanze in posti del cazzo (quelli sono i giornalai che ne fanno cronaca) parlo di storie. vere storie di calcio. vogliamo vedere il giuoco del calcio nella sua mirabile bellezza, senza le proteste continue e i dolori simulati per qualche entrata da catecheti. dove sono? dove sono? dove sono gli eroi della giocata, gli ercole dell'entrata fallosa, dove cazzo sono quelli sporchi e cattivi? e dove sono gli spocchiosi ma bravi di un tempo, prepotenti con ragione perché molto più bravi degli altri? E gli umili servitori dei fuoriclasse? dove sono i ruoli? dove sono i terzini, i liberi, i mediani, i registi? speriamo che questo mondiale che giustamente viene giocato anche senza l'italia, rimetta le cose a posto. sarà difficile, ma non impossibile. il calcio in fin dei conti ha memoria. E come un corso d'acqua, tu gli fai i dispetti e lui si rimette a posto da solo, gli cambi il suo corso naturale e lui nel tempo ti frega e ritorna a scorerre dov'era. il calcio è un fiume. Ha memoria.

zamoranoaspetta

domenica 22 aprile 2018

Escansate nigno

Poteva fare due cose.
Mandare via tutti. Guardare cierresette negli occhi, fronteggiarlo di brutto e dirgli ‘sto rigore te lo paro vero iddio. Parava. Gloria eterna. Non parava. Andava dall’arbitro e faceva la scena che ha fatto.
In ogni caso al mondo avrebbe detto che lui era il vero capitano.
Non l’ha fatto. Non era il loro capitano. I monocigliati non hanno un capitano. Non uno zanetti, non un maldini. Non una squadra.

Questo ha detto, per chi ancora si ostina a osannare, il quarto (!) di finale al santiago. Niente di diverso, niente di più, niente di meno. Rigore, espulsione, gol. 

zamoranoinfinale