giovedì 6 gennaio 2022

Terza categoria

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Categoria di solitari seri ma non tristi, malaticci nell’incedere, ma in realtà con la sana idea in testa di cosa fare col pallone. Roba rara e quando la vedi sta roba la riconosci subito. Magari hanno un tatuaggio sbagliato o che non c’entra niente ma quelli sono così. Non chiedono pazienza ma la vogliono. Sono anche leggermente fuori moda ma chi se ne frega.

Il sudamericano uno secco e moro sempre zitto sempre serio. Prendeva la partita molto molto seriamente. Menava. Crossava da dio ma proprio di tattica e disciplina non se ne parlava. Un rimprovero lo prendeva male. Pareva di avergli offeso ataualpa o suo nonno inca. La risposta era l’orgoglio esagerato. Giocava con una bandana azzurra e una maglietta di tom e jerry con la scritta how to catch a mouse.

Oppure lo stopper Goffredo. 53 anni basso e tarchiato dotato di una forza sovrumana. Zoppicava. Risoluto e cocciuto piuttosto avrebbe preferito morire che farsi scappare un centravanti. Che infatti non gli scappava mai.

Il mediano uno che vendeva la frutta al mercato. Alto. Capelli unti e arruffati. Scartava chi voleva e tirava in porta da lontano. Lo trovavi al bar tanto aveva la borsa sempre in macchina. Montava su e si accendeva una sigaretta: dove si gioca?

Il portiere ti aspettava già al campo. Le punizioni le voleva senza barriera. Voleva vedere chi le calciava e gli diceva sempre qualcosa tipo sbrigati che mica voglio fare notte. E le parava tutte. Poi passava qualcosa che solo lui vedeva e faceva una cappella ma nessuno gli diceva mai qualcosa. Era l’unico che stava in porta e questo chiudeva ogni discorso. 

Quello bravo lavorava coi computer. Bassotto elegante, testa alta, scatti brevi non avrebbe passato la palla mai ma te ci speravi sempre. Gli tiravano i falli e sorrideva. Ma la palla, quella, non la passava. 

Mai. 

Zamoranotiravainporta. 






martedì 1 settembre 2020

Sblock down


Guardare una partita di calcio oggi alla tv è come andare dal dottore. Ci devi andare ma non ci andresti mai. Il calcio col cavolo che è uno sport televisivo. Il pubblico è televisivo, non il calcio. Il calcio con gli stadi vuoti non è solo triste, è diverso. Sono solo una serie di schemi di gioco applicati uno via l’altro, dove tutto è prevedibile e codificato, dove le Schiappe si sentono campioni perché non c’è Nessuno a mandarli affanculo, dove quelli forti rimangono forti ma sono meno forti perché la reiterazione del gesto sportivo diluisce il talento, dove imprecare e sputare per terra spariscono, dove la rissa è bandita dalle nuove leggi morali prima che sanitarie, dove non riconosci più la marca di una squadra, il suo brand, perché sono tutte uguali, perché è il pubblico che determina il carattere di una squadra e il pubblico non c’è. Allora molto meglio la playstation. Almeno lì ti fai la squadra con i giocatori caricati a palla, hai il pubblico che reagisce e cavolo ti entusiasmi e partecipi a ogni emozione, t’incazzi come facevi una volta e se perdi ci stai male. Perché lì c’è il pubblico. E te sei di nuovo pubblico. 

Zamoranolasblocca

martedì 25 dicembre 2018

La palla delle ali a tutta fascia e altre scemenze tattiche


Claudio Sala - Wikipedia


O in squadra hai figo, giggs o beckam o meglio cambiare modulo tattico.
Oggi all'ala chiedono il cosiddetto sacrificio tattico. gli fanno fare tutta la fascia. cazzate. se ne hai uno buono tienilo lassù a fare i cross a dribblare a tirare in porta, a ubriacare i lenti e impacciati difensori di fascia che a loro volta sono centrali adattati o peggio ancora medianastri spostati in fascia. l'ala è un ruolo squisito e raro che i tecnici italiani, ormai da decenni senza un briciolo di idea nuova, ripropongono in maniera blasfema e iconoclasta, nel nome dell'equilibrio tattico. altra cazzata. se hai l'ala buona, quella vera, l'equilibrio se lo devono cercare gli altri, quelli che ci giocano contro, non te. e quando fai la formazione al prescelto gli devi dire: se torni sotto la metà campo ti cambio. non ti premio, ti cambio. oggi alle ali di nascita fanno fare i finti centravanti quando va bene, altrimenti sono terzini d'attacco. mamma mia. i nostri tecnici poveretti oggi giocano con una punta. sono sparite le seconde punte. sono diventate degli appestati che nessuno vuole. in nome dell'equilibrio. e ci risiamo. facciamo un po' di nomi. salah del liverpul, aletta guizzante diventa la punta di una squadra senza centravanti, santon che può fare solo il centrale fa il tezino di fascia, marcello del real che è un'ala idem, cancello dell'inter (perchè è dei gobbi solo per questioni economiche) è una splendida ala destra di razza costretto dai suoi allenatori a fare il terzino (con drammatiche conseguenze), perisic fa tutta la fascia quando dovrebbe fare solo la sua metacampo e crossare e tirare. candreva è un'ala pura ma lo cambiano perché dopo un po' si rompe i coglioni a tornare a marcare. ma ha la mia totale comprensione. lui ha le stigmate dell'ala d'antan, meno forte di caludiosala e in seconda battuta causio e conti, ma un'ala di quello stile lì. la pasta è quella. non gioca quasi mai. i tecnici italiani sono fermi nella loro evoluzione, non propongono, stanno sulle loro posizioni e cercano di capire gli altri in giro per il mondo senza accorgersi che nel frattempo gli altri cercano di capire se stessi. basta guardare chi sono e cosa fanno oggi gli allenatori. il madrid non capisce perché per vincere ha dovuto prendere zinedinzidan che tutto è meno che un allenatore, il psg lasciamo stare, il bayern per paura di cambiare e di innovare è diventato villa serena, il manchester U prende il vate murigno e non cava un ragno da un buco perché lui chiede giocatori di ruolo e gli comprano gli ibridi, quell'altro manchester ti fa venire il latte ai coglioni a guardarlo con guardiola che ha ibridato tutto e tutti e non c'è più un ruolo riconoscibile e un giocatore riconoscibile in nome del super ego suo. scenari inquietanti per il nostro calcio che per diventare di nuovo bellissimo ha bisogno prima di tutto di riconoscere i ruoli e gli interpreti a cominciare dagli allenatori che con sto cazzo di possesso palla danno l'idea di far passare il tempo nell'attesa di una botta di coraggio che li porti a schierare le loro squadre così: portiere, libero e marcatore, due terzini e guai se passano la metà campo in sù, una sola ala, una non due, e guai a te se rientri sotto la metà campo, una punta e una seconda punta per i gol, e il resto centrocampisti di botta e di corsa. all'assist ci penserà l'ala.

zamoranononfaceval'ala

martedì 12 giugno 2018

El Mundial del pueblo


Speriamo che vincano i poveri. che vincano i popoli. che le nazioni sappiano dare quello che il fainancialferplei toglie al calcio. speriamo che contino grinta e orgoglio e che se ne vada affanculo la corsa e la potenza. speriamo che le grandi storie che stanno dietro a sconosciuti sudamericani prevalgano sulle performance milionarie. speriamo che la lentezza dei gesti tecnici vinca sulle scriminature tutte uguali, che qualche pancetta si riveda e qualche culo basso faccia un gol alla ghermuller. speriamo. è un'occasione di riscatto per il pallone che così com'è ha rotto i coglioni. e non parlo di procuratori, e di vacanze in posti del cazzo (quelli sono i giornalai che ne fanno cronaca) parlo di storie. vere storie di calcio. vogliamo vedere il giuoco del calcio nella sua mirabile bellezza, senza le proteste continue e i dolori simulati per qualche entrata da catecheti. dove sono? dove sono? dove sono gli eroi della giocata, gli ercole dell'entrata fallosa, dove cazzo sono quelli sporchi e cattivi? e dove sono gli spocchiosi ma bravi di un tempo, prepotenti con ragione perché molto più bravi degli altri? E gli umili servitori dei fuoriclasse? dove sono i ruoli? dove sono i terzini, i liberi, i mediani, i registi? speriamo che questo mondiale che giustamente viene giocato anche senza l'italia, rimetta le cose a posto. sarà difficile, ma non impossibile. il calcio in fin dei conti ha memoria. E come un corso d'acqua, tu gli fai i dispetti e lui si rimette a posto da solo, gli cambi il suo corso naturale e lui nel tempo ti frega e ritorna a scorerre dov'era. il calcio è un fiume. Ha memoria.
Speriamo.

zamoranoaspetta

domenica 22 aprile 2018

Escansate nigno

Poteva fare due cose.
Mandare via tutti. Guardare cierresette negli occhi, fronteggiarlo di brutto e dirgli ‘sto rigore te lo paro vero iddio. Parava. Gloria eterna. Non parava. Andava dall’arbitro e faceva la scena che ha fatto.
In ogni caso al mondo avrebbe detto che lui era il vero capitano.
Non l’ha fatto. Non era il loro capitano. I monocigliati non hanno un capitano. Non uno zanetti, non un maldini. Non una squadra.

Questo ha detto, per chi ancora si ostina a osannare, il quarto (!) di finale al santiago. Niente di diverso, niente di più, niente di meno. Rigore, espulsione, gol. 

zamoranoinfinale

lunedì 5 giugno 2017

Dna



Quella che segue è la cronaca della provincia italiana messa in vetrina, sbattuta direi, in prima pagina sportiva da quando inter e milan hanno iniziato un cammino folle e sensazionale allo stesso tempo verso un mondo alto, vasto e nuovo e che chissà quando e se mai ritorneranno sulla terra.  mamma mia quanto ci mancano inter e milan in coppa. Sinceramente non me lo aspettavo. Dicevo beh, un ricambio magari ci sta pure bene... ma no niente da fare non è così che stanno le cose.

Ecco come le cose realmente stanno.

I leccaculo schiavi e compiacenti a ogni costo in questi anni di folle e straziante assenza di inter e milan hanno individuato in una neopromossa la luce che traccia il percorso della gloria e l'hanno farcita, pillottata, nutricata, con paroloni senza base ma con molta altezza e dunque destinate se non adeguatamente sostenute, al crollo, allo schianto e forse alla catastrofe.

Neopromossa s'intenda senza il minimo sarcarsmo, visto il refrain della dirigenza monocigliata e bionda a dispetto dell'età, che a ogni pie' sopinto ribadisce la propria bravura nella risorgenza dall'infernale B alla dominata A. Luogo dove peraltro per stessa ammissione del capitano gigi, a parte inter milan e roma, gli altri si scansano.

Il provincialismo della compagine torinese appare del tutto evidente già nelle scelte allenatoriali dove si bada alla conferma di figure tatticamente basiche dotate di buona conoscenza dei risvolti psicologici dei calciatori, delle malizie, delle furbette apparizioni, figure base che fanno dello show urlatorio a bordo campo il loro asso nella manica - e a giudicare dai recenti risultati inglesi, anche oltre manica - con giubilo da parte dei commentatori tecnici che non analizzano mai un bel niente e non sanno vedere l'inespresso disegno tattico di questi mister tutto sommato minori dal punto di vista del carisma vero. Basta che urlino.

Ma nello scalino più alto del podio del provincialismo calcistico ci va di diritta dritta la dirigenza nominata e voluta dal casato aristocratico/anacronistico (un'aristocrazia certo, ma un'aristocrazia minore, di parentela, circostanziata, sudditante al cospetto dei francesi e degli spagnoli. a proposito il confronto in tv tra florentino e mono è stato a dir poco irriverente). Quella stessa dirigenza che non si sa bene perché goda di così grande credito presso gli accreditati anche quando per rinforzare la squadra sceglie rincon e sturaro e quindi di farla diventare piccola piccola in personalità col passo incerto di chi paluda per la prima volta il buio senza la consapevolezza che là fuori c'è un mondo cattivo abitato dai lupi veri che stanno zitti e non sbraitano, ma che al momento giusto ti sanno azzannare e ti lasciano a terra in un'agonia breve perché ne arrivano subito altri a farti a brandelli. e così è successo nella finale di coppa in cui zizzùzzidan ha fatto il lupo cattivo col tecnico livornese. non c'era materazzi... spostata la squadra di 10 metri in vanti nel primo tempo in cui gli sprovveduti correvano a testa bassa, e di altri 20 nel secondo tempo, mescolando le posizioni dei suoi tre centrocampisti fino a far giocare a tutto campo il croato seguito, protetto, sostenuto, illuminato dal grande tedesco kroos (rifilando kedirà ai rivali un paio di anni prima. diabolico piano). e quando l'incubo è finito e la mattanza compiuta, la dirigenza monocigliata va in tv e non chiede più gamba e più testa, ma chiede più cattiveria. chiedono più cattiveria per il prossimo anno. quando si dice non capirci più un cazzo.

I leccalecca intanto avrebbero potuto e dovuto fare notare al tecnico sconfitto che il suo avversario fa una mossa semplice e prevedibile, ma non c'è traccia di una contromossa e al presidente sconfitto domandare: scusate ma con pianic dove vai? Con dibala ancora piccolino e buono buono dove vuoi andare? Col vecchio dani che corre a fatica come un artritico, dove vai? Con la personalità mesta di chiellini ma dove vai? E cuadrato, lemina, sturaro, marchisio, manzuchic, alex, ma questi chi se li caca là fuori nel mondo cattivo dei lupi famelici? E iguain che ingrassa a ogni incontro fino ad arrivare in finale con un girovita imbarazzante? Sono segnali di una dirigenza illuminata? No. E allora perché continuiamo in italia a dire la scemenza del secolo che la squadra piemontese ha una società e l'inter è una barzelletta? Magari sono due barzellette... e perché ci tocca vivere in un paese che non sa fare critiche al potere fino al punto di non accorgersi che la campagna acquisti per vincere la champions viene fatta con prospetti minori che non hanno mai vinto una bella sega e che da questi ti aspetti il risultato che non possono, poverini non ce la fanno, non possono darti, manco nel caso in cui le querce facessero i limoni. Ma vogliamo parlare di benatia? Cioè il segnale che dai è quello di un oratorio ben organizzato e guidato da quei preti tuttofare impegnati a tenere a bada i discoli e che non sanno vedere a un centimetro dal proprio naso la bellezza della grazia, il trionfo del guitto, la luminosità di un miracolo e se lo fanno sfuggire perché in fondo in fondo non ci credono mica tanto.

per finire, speriamo ora che qualche leccalecca si lasci scappare un commento che suggelli quell'impresa nerazzurra che si chiama triplete e che m'è parso, tanto facile da fare non è. il biplete non conta un cazzo.

zamoranoconta

mercoledì 4 gennaio 2017

tutto (o quasi) sport

http://www.fcinternews.it/in-primo-piano/una-vittoria-e-una-sconfitta-ai-rigori-ma-l-inter-alza-il-trofeo-casino-marbella-235509
In epoca di bufale mediatiche magari non se ne sarà accorto nessuno. Il fatto è che la beneamata vince un torneino di briscola e tressette a marbella, in un mite (e vuoto) stadio in riva al mare contro due squadre di serie c spagnola che, fatti due conti, valgono la nostra interregionale sempre che esista sempre. Ma comunque. Il toreo del bar sport ci dà delle soddisfazioni enormi. segna gabriel barbosa almeyda e ora può mettere a buon diritto sulla schiena il suo soprannome gabigol. poi si va ai rigori e lì ne sbagliamo due. gli altri uno e dunque vincono la partita. punteggi: inter vince la prima (3 punti) e perde ai rigori la seconda che, finita in parità, le dà 1 punto. totale 4 punti. l'altra spagnoletta fa due pareggi e le vince entrambe ai rigori. totale 4 punti. migliore differenza reti per la beneamata. vince il torneo di briscola. qui ci scappa la bufala. tuttooquasisport, titola: sconfitta da due squadre di serie c, perde il torneo. che però non è vero. come non è vero? c'è scritto su tuttooquasisport che va be' che è iuventino, ma almeno nel riportare una notizia che riguarda i nerazzurri sarà vera no? in italia, per bocca del loro portiere, gli altri si scansano a marbella ci danno filo da torcere. bastava scrivere così.



http://www.fcinter1908.it/ultimora/tuttosport-che-gaffe-distrugge-linter-che-ha-perso-il-torneo-ma-linter-ha-vinto/
zamoranononsiscansa